Anche se inizialmente ci stavo rinunciando, faccio un salto in mattinata anche a Manchester, nell’entroterra.
Dalla stazione di Piccadilly partono anche alcune linee di bus gratuite, di cui non usufruisco preferendo il walking.
L’ufficio informazioni di piazza Piccadilly sembra un negozio concettuale. Ma prendo la mappa che mi serve, con delle X a caso.
Ci son molti negozi ed uffici, e per strada qualcuno suona (questo tizio mi sembra di averlo già visto). Il negozio di Armani non è che si noti… spunta solo uno spazio ricco di vetro sulla The Avenue. In una piazzetta un chiosco, ma non il solito con i tavolinetti, bensì un prato con montagnette su cui bere qualcosa come su un campo da golf (con annesso maxischermo).
La Cattedrale e i suoi vetri colorati faranno da cornice ad un concerto, anzi, mega concertone vedendo luci, mixer e strumenti in preparazione all’interno. Inoltre si preparano anche due enormi pupazzi di cartapesta la cui funzione non riesco ad immaginarla.
Il Trinity Bridge di Calatrava punge il cielo facendo ricadere a terra i suoi aghi. Ma ci si può camminar sopra. Il Palazzo di Giustizia sembra esser uscito da una partita a Jenga in procinto di terminare.
Alla Philips Art Gallery non vi sono opere di grosso rilievo, tuttavia si alternano delle temporanee, di cui quella attuale è intitolata 11 Rooms:
- Una bimba in viola e il suo monologo, di Tino Sehgal.
- La porta girevole umana con 9 ragazzi e ragazze in grigio, di Allora e Calzadilla.
- La ragazza con maglia rossa è quasi schiacciata dal soffitto. La lampada accesa grava sul pavimento, meno di 50cm. Gli uomini son carne, le donne sono carne senza flat.
- Santiago Serra mette all’angolo di faccia al muro un veterano in mimetica.
- La luminosità di Marina Abramoviç è incollata al muro dalla luce bianca.
- In un battito di ciglia una caduta all’indietro rimane immortalata. Oppure Xu Zhen vuol farci credere che il nostro baricentro è nelle tibie.
E ripassando da Piccadilly Garden i bambini corrono seguendo linee di immaginari scarabocchi che si intersecano con i getti d’acqua che imprevedibili si innalzano dal suolo superandoli in altezza.