DOMENICA – Il cielo è grigio sopra Berlino. Bus 128 e metro fino all’albergo Winter in piena estate e non si capisce che stagione sia.
Non esiste il concetto di superare i tornelli con il biglietto come la metro di Roma o Londra: si timbra solamente e prima o poi potrebbe arrivare un controllore di cui ci si dimentica.
Ci sono tanti cartelloni pubblicitari di sigarette, cosa vietata in Italia.
Il Checkpoint Charlie è presidiato da soldati che per 2 euro capitalistici si fanno fotografare.
Arriviamo al Franzosische Dom in un’atmosfera leggiadra con un ottone che riecheggia nell’ampia piazza su cui si affaccia anche la Konzert Haus. Un Elefante giallo ne segna l’ingresso.
Un tedesco ha la pappagogia da gallo.
Io e Walter ci avventuriamo a sud, nella zona dei musei della scienza e della tecnica. Le illusioni ottiche illudevano sul serio. Dal bianco e nero l’ipnosi porta bagliori cromatici inattesi.
Di fronte ai resti di una facciata di un edificio antico diroccato è stato costruito un moderno teatro che come una corona bianca si proietta verso le nuvole.
Giro alla Festa della Birra, con la Karl Marx Allee piena di stand che spillano birra, preparano salsicce su mega graticole circolari penzolanti, e un po’ di cucina etnica vietnamita. Il succo di luppolo viene servito solo in bicchiere di vetro o bottiglia, non ci sono bicchieri di plastica per allontanarsi.
Birra Moretti presente. Peccato che alle 21.30 stanno quasi smontando tutto.
Cena allo Steakhaus San Diego.
Poco tedesco ma efficace.
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